“Come a casa propria, una prospettiva di cura residenziale per anziani a partire dal modello Gentlecare”

di Elena Vitali

Questo è il titolo della mia tesi, discussa all’Università degli Studi di Padova con la supervisione del prof. Giovanni Grandi, che si è configurata come uno studio sulla fattibilità di applicazione del modello Gentlecare di Moyra Jones (fine anni ‘90’), presso la casa di riposo “Anni Sereni” nel Veneziano, presso la quale ho svolto il mio tirocinio.

L’ipotesi di lavoro riguarda la possibilità di integrare il modello già adottato in struttura – quello di Tom Kitwood (1997), definito “modello arricchito della demenza” – con le più avanzate intuizioni del modello Gentlecare, riflettendo sulle modalità per farlo e sul contributo che può offrire la figura dell’Assistente Sociale.

Mediante un’attenta e dettagliata analisi di studi effettuati da numerosi autori ho potuto verificare l’efficacia di questo metodo. Riprendendo il pensiero di Moyra Jones, è importante sapere che molti comportamenti ostili da parte degli anziani sono spesso percepiti come sintomi della malattia, quando in realtà tale atteggiamento deriva dal disagio percepito nel ritrovarsi in un contesto estraneo alla propria casa. Conoscendo tale aspetto si può comprendere che questa reazione è una normale risposta emotiva di qualsiasi essere umano.

L’intervento proposto ad “Anni Sereni” mira a strutturare nuovi spazi per le persone con demenza che favoriscano il benessere nella loro quotidianità.

Per la realizzazione di questo lavoro mi sono appoggiata a due membri del gruppo Ottima Senior, fondato nel 2005 dalla Cooperativa Itaca, che ha permesso l’applicazione del modello in Italia: Elena Bortolomiol, referente italiana ed europea del modello Gentlecare, formatrice e ideatrice di programmi per anziani ed Enzo Angiolini, architetto, responsabile dell’area ambiente nel Gruppo Ottima Senior e specializzato nella creazione di nuclei e giardini Alzheimer. Tramite il loro lavoro hanno dimostrato quanto l’ambiente sia decisivo nella riattivazione dell’identità delle persone anziane. Nel mio studio ho citato alcune delle loro sperimentazioni, tra cui quella del nucleo per persone affette da demenza nella struttura per anziani di Sacile e nella residenza il Trifoglio di Torino.

La svolta nel modello di Moyra, rispetto a Kitwood, risiede nell’introduzione di un ambiente protesico e nell’organizzazione di attività, definite occupazionali, che consistono nell’allestire un ambiente simile alla casa e nel prevedere la simulazione di attività professionali e domestiche che l’anziano ha apprezzato durante la sua vita.

Per procedere con la costruzione di una protesi ambientale è necessario innanzitutto effettuare un’analisi del contesto. Analizzando i due approcci ho riscontrato che entrambi si basano sulla centralità di relazioni stimolanti e supportive che favoriscono le abilità residue della persona. La struttura propone attività di stimolazione cognitiva e attività occupazionali, che potrebbero venire valorizzate attraverso l’implementazione di elementi ambientali come ad esempio la cucina terapeutica, il salotto e i corridoi protesici, elementi tipici nel modello Gentlecare.

La fase operativa del progetto individua i connotati architettonici e le linee di arredo che dovrebbe adottare il Centro Servizi. È necessario per ogni area tematica porre attenzione ai colori, alla pavimentazione e alla luce. Per conferire un aspetto il più familiare possibile è importante la presenza di soprammobili e oggetti di uso domestico. Sono da evitare i grandi spazi istituzionali e si possono ad esempio utilizzare pannelli per dividere le sale da pranzo in ambienti tranquilli e gestibili, conferendo così maggiore privacy. Per quanto riguarda invece lo spazio esterno è necessario ricreare il cortile di casa, predisponendo punti che incoraggiano attività di giardinaggio.

Prima di realizzare il progetto è necessario valutare globalmente la malattia, il comportamento e i contesti sociali precedenti degli anziani affetti da demenza. L’Assistente Sociale può essere la figura più idonea per gestire il primo livello di approccio del modello protesico, ovvero la conoscenza della persona. Occorre infatti provvedere mediante interviste semistrutturate a raccogliere elementi biografici dell’anziano in collaborazione con i familiari, venendo a conoscenza del tipo di attività occupazionali che l’anziano svolgeva in passato e che quindi si potranno riproporre.

In sede di equipe multidisciplinare, l’Assistente sociale può fungere da raccordo tra gli operatori condividendo in modo professionalmente adeguato le informazioni raccolte in modo che ciascuno abbia la possibilità di approcciarsi al meglio agli ospiti. Successivamente vengono programmate ulteriori riunioni da parte dell’Assistente sociale per realizzare insieme un piano di cura personalizzato, fissare e verificare gli obiettivi sulla base dei bisogni dell’anziano, stabilire i tempi di intervento, condividere gli sviluppi delle condizioni dell’anziano nel suo ambiente anche con i familiari, favorendo un lavoro di rete in cui tutti sono soggetti attivi.

Rispetto ai tempi del progetto, la realizzazione di un ambiente protesico potrà avvenire strutturalmente in un paio di mesi, al termine della riorganizzazione verrà effettuata una prima  valutazione da parte dei professionisti; saranno somministrati test di valutazione cognitiva (MimiMentalStateExamination) e sulla presenza di disturbi comportamentali (NeuroPsychiatricInventory) che verranno riproposti ogni 3/6 mesi, al fine di verificare i risultati raggiunti e le eventuali modifiche o miglioramenti da realizzare. Questa pratica sarà supervisionata dall’Assistente Sociale monitorando l’andamento generale del progetto.

Le affinità tra i modelli suggeriscono che il passaggio al modello Gentlecare possa essere un’implementazione particolarmente accessibile per quelle strutture che, come la residenza Anni Sereni, hanno già dei tratti marcati di sensibilità verso la personalizzazione della cura.

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